La densità del seno come fattore di rischio per la ritardata diagnosi

Il 16 e 17 maggio scorsi si è svolto a Sorrento il Convegno Nazionale della sezione di Senologia della SIRM, Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica.

Un appuntamento importante grazie al quale è stato possibile confrontarsi sulle ultime frontiere terapeutiche, dallo screening personalizzato all’intelligenza artificiale, in ambito di senologia. Tra i relatori presenti anche la Dott.ssa Veronica Girardi, Responsabile del Servizio di Senologia Clinica dell’Istituto Clinico S. Anna, protagonista di un intervento incentrato sulla densità mammaria intitolato ‘La densità come fattore di rischio per la ritardata diagnosi’.

“Quando la componente ghiandolare è elevata - ci ha spiegato la Dott.ssa Girardi - si parla di seno denso. La densità mammaria si valuta con la mammografia e si classifica in base alla classificazione ACR in seno “non denso”, ovvero trasparente di categoria a e b, che permette più facilmente la identificazione di eventuali anomalie, e  “seno denso” , di categoria ACR c e d, in cui la elevata componente ghiandolare potrebbe mascherare eventuali alterazioni. Ecco perché le donne con seno denso alla mammografia talvolta completano l’indagine con l’ ecografia. La densità di solito si riduce con l’età e dopo la menopausa, con il passare degli anni, il seno diventa trasparente. In età avanzata, infatti , la mammografia esplora in maniera più accurata  la struttura mammaria e non necessita di altri approfondimenti”.

La densità del seno, dunque, rappresenta un fattore importante ma per quali motivi?

"Da un lato perché rende le mammografie più difficili da valutare e dall’altro perché aumenta il rischio di sviluppare un tumore. È una condizione che interessa circa la metà delle donne fino all’età di 50 anni e una donna su tre dai 50 anni in su. Nonostante la mammografia possa essere in alcuni casi limitata dalla presenza di densità elevata, si sottolinea che la mammografia rimane l’unico test di screening in grado di ridurre la mortalità per cancro mammario e l’unico test in grado di riconoscere le più piccole alterazioni che si manifestano con microcalcificazioni”.

 

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