Ernia discale lombare: oggi la tecnologia consente un trattamento meno invasivo

Che tipo d’intervento chirurgico si esegue per la cura dell’ernia discale lombare? Lo abbiamo chiesto al Dott. Matteo Giannini, specialista in Neurochirurgia dell’Istituto Clinico S.Anna che lavora in équipe con il Dott. Claudio Ferlinghetti e il Dott. Marco Belpietro, collaborando in particolare con l’U.O. di Ortopedia e Traumatologia sez. II diretta dal Dott. Giovanni Bonaspetti.

“L’intervento chirurgico convenzionale con ampie ferite chirurgiche e demolizioni della colonna vertebrale a livello dell’ernia, ha rappresentato per molti anni il trattamento di scelta nell’intento di andare a rimuovere il frammento discale espulso. Le complicanze intra e postoperatorie temibili, quali le infezioni, il danno alle radici nervose, le complicanze vascolari immediate o tardive e l’instabilità vertebrale presentavano complessivamente un’incidenza pari al 3-6%, con rischio di reintervento al 3-15%. Oggi l’intervento chirurgico così demolitivo è stato pressoché completamente abbandonato e sostituito da tecniche sempre più mininvasive e microchirurgiche. L’utilizzo del microscopio operatorio e l’avvento della chirurgia spinale mini-invasiva, l’utilizzo del Laser percutaneo, ha portato per il paziente importanti vantaggi; ferite e cicatrici poco visibili, ridotti tempi di intervento e degenza, tempi di recupero dell’attività lavorativa, fisica e sportiva molto ridotti”.

Al di là del nuovo approccio chirurgico per la cura dell’ernia fiscale lombare, che contempla come ricordato nel precedente post tecniche sempre più mininvasive e microchirurgiche, una premessa inerente la storia naturale di questa malattia va sempre fatta. “Va sottolineato in primo luogo come spesso il confine che separa la “malattia” e quindi una condizione per la quale si impone una cura, dal “naturale decorso delle cose” sia un confine mal definibile e in ogni caso soggetto a considerazioni specifiche per un determinato paziente; è dimostrato che si può avere un'ernia discale in assenza di qualsiasi sintomo.

Tuttavia, quando si presenta il dolore, questo può essere causa di rilevante disabilità. Numerosi studi radiologici hanno dimostrato, che in pazienti con ernia discale, questa si rimpiccolisce con il tempo. In uno di questi sono stati studiati un gruppo di pazienti e nel 62% l'ernia è regredita, in 6-8 settimane. Il 70% di questi è migliorato nell'arco di 4 settimane con terapie non invasive e, di questi, il 60% è tornato al lavoro nello stesso periodo. Circa il 90% dei pazienti trattati con antinfiammatori, infiltrazioni locali o terapie fisiche sono risultati guariti dal dolore nell'arco di poco più di due mesi e nell’anno, solo il 10% ha dovuto fare ricorso alla chirurgia. Confrontando due gruppi di pazienti affetti da ernia sintomatica operata e non operata, si è visto che il decorso clinico di quelli operati era migliore rispetto a quello dei non operati (90% contro 60%) fino a 4 anni dopo l'insorgenza dei sintomi; gli operati guarivano più rapidamente, ma a 10 anni di distanza i risultati finali erano identici nei due gruppi.

Dopo l'intervento i risultati migliori riguardano il miglioramento del deficit motorio, quello sensitivo è scarsamente responsivo. La storia, dunque, insegna che non ci sono maghi, ne fattucchieri, non ci sono stregoni nè sciamani, ma se si vuole guarire di ernia distale solo il tempo e il consiglio di professionisti esperti ti possono aiutare”.

Al di là del nuovo approccio chirurgico per la cura dell’ernia discale lombare, che contempla come ricordato nel precedente post tecniche sempre più mininvasive e microchirurgiche, una premessa inerente la storia naturale di questa malattia va sempre fatta.

Come ci ha spiegato il dott. Giannini: "va sottolineato in primo luogo come spesso il confine che separa la “malattia” e quindi una condizione per la quale si impone una cura, dal “naturale decorso delle cose” sia un confine mal definibile e in ogni caso soggetto a considerazioni specifiche per un determinato paziente; è dimostrato che si può avere un'ernia discale in assenza di qualsiasi sintomo.

Tuttavia, quando si presenta il dolore, questo può essere causa di rilevante disabilità. Numerosi studi radiologici hanno dimostrato, che in pazienti con ernia discale, questa si rimpiccolisce con il tempo. In uno di questi sono stati studiati un gruppo di pazienti e nel 62% l'ernia è regredita, in 6-8 settimane. Il 70% di questi è migliorato nell'arco di 4 settimane con terapie non invasive e, di questi, il 60% è tornato al lavoro nello stesso periodo. Circa il 90% dei pazienti trattati con antinfiammatori, infiltrazioni locali o terapie fisiche sono risultati guariti dal dolore nell'arco di poco più di due mesi e nell’anno, solo il 10% ha dovuto fare ricorso alla chirurgia. Confrontando due gruppi di pazienti affetti da ernia sintomatica operata e non operata, si è visto che il decorso clinico di quelli operati era migliore rispetto a quello dei non operati (90% contro 60%) fino a 4 anni dopo l'insorgenza dei sintomi; gli operati guarivano più rapidamente, ma a 10 anni di distanza i risultati finali erano identici nei due gruppi. Dopo l'intervento i risultati migliori riguardano il miglioramento del deficit motorio, quello sensitivo è scarsamente responsivo. La storia, dunque, insegna che non ci sono maghi, ne fattucchieri, non ci sono stregoni nè sciamani, ma se si vuole guarire di ernia discale solo il tempo e il consiglio di professionisti esperti ti possono aiutare”.

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