Calo dell’udito: ecco gli esami da effettuare e le cure disponibili

Una volta presi in esame i disturbi, è opportuno indicare a grandi linee diagnosi e cure. Cosa fare quando ci accorgiamo di non udire più bene? “Senza le cure adeguate - ci ha spiegato il Dott. Johnny Cappiello, Responsabile dell’U.O. di Otorinolaringoiatria dell’Istituto Clinico S. Anna - il disturbo può portare a gravi conseguenze”.

Come si diagnostica un’ipoacusia?

“Il primo passo è un colloquio del paziente con il medico per raccogliere informazioni fondamentali. Per esempio se l’ipoacusia ha colpito entrambe le orecchie, da quanto tempo, con quali modalità e se sono associati dolore o altri sintomi. In seguito, si esegue un esame mediante endoscopio/microscopio e, a seconda dei casi, indagini strumentali come timpanometria, audiometria, impedenzometria, potenziali evocati e radiologici, risonanza magnetica e Tac di cranio ed encefalo”.

Quanto alla cura invece?

“La combinazione tra medicina e tecnologia continua a compiere notevoli progressi. Le terapie possono prevedere l’assunzione di antinfiammatori e antibiotici nelle infezioni batteriche, e poi, se necessario, soluzioni chirurgiche, come ad esempio nell’otosclerosi per sostituire con una piccola protesi l’ossicino che non funziona più, e in altri casi l’uso di protesi acustiche digitali da inserire nel condotto uditivo. È fondamentale, però, fare prevenzione e, prima di tutto, curare bene le forme infiammatorie per scongiurare eventuali conseguenze a carico dell’orecchio. Quando però la protesi non è più sufficiente ed è presente un’ipoacusia molto grave, si può procedere all’impianto cocleare che consiste nel creare un alloggiamento nell’osso temporale dietro l’orecchio per inserirvi la parte ricevente dell’impianto”.

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