All’origine dei fischi: quali sono gli esami indicati a cui sottoporsi?

Dopo aver preso in esame i principali motivi per cui compaiono i fischi alle orecchie, abbiamo chiesto al Dott. Johnny Cappiello, Responsabile dell’U.O. di Otorinolaringoiatria dell’Istituto Clinico S. Anna, quali sono gli esami a cui è opportuno sottoporsi.                                     

“Gli esami più importanti in caso di fischi alle orecchie sono molteplici. L’otoscopia è l’osservazione diretta dell’orecchio fatta con l’otoscopio o microscopio per permettere la visualizzazione del condotto uditivo e della membrana del timpano. Oppure l’audiometria per cui, attraverso una cuffia, vengono inviati al paziente stimoli acustici di intensità variabile in modo da controllare il livello delle capacità uditive. O ancora l’impedenzometria che serve per valutare l’elasticità della membrana del timpano e la mobilità della catena degli ossicini (incudine, staffa, martello) che permettono la trasmissione dei suoni fino al nervo. Vi è anche l’esame dei potenziali evocati che è una sorta di elettro-encefalogramma con stimolo acustico in grado di valutare in modo indolore se il nervo acustico invia o meno gli stimoli al cervello. Ed, infine, la risonanza magnetica del cervello grazie a cui, con un particolare mezzo di contrasto, è possibile evidenziare se sono presenti malformazioni o malattie infiammatorie”.

La componente ansiosa insita in una persona può peggiorare la percezione di questo fastidioso disturbo?

“L’ansia non è una delle cause dei fischi ma una conseguenza e può quindi peggiorare la loro presenza, rendendoli ancora più intensi e fastidiosi”.

In che modo?

“Poiché il cervello controlla e regola tutte le informazioni sensitive/sensoriali che gli arrivano, nel caso di una persona ansiosa, tale regolazione si riduce e ogni rumore appare ingigantito".

Che fare in questi casi?

“In questo caso, per guarire dal disturbo, possono essere efficaci gli ansiolitici e i sedativi/tranquillanti, sempre su indicazione medica”.

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